ott 22, 2012

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Lettera aperta del Gen. Giovanni Fantini Presidente Nazionale ANPdI 

Lunedì, 22 Ottobre, 2012

LETTERA APERTA

del Generale (r) Giovanni Fantini

Presidente dell’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia.  

                                                                                                           

Come presidente Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia, in relazione alle polemiche apparse su alcuni organi di stampa in questi ultimi giorni, vorrei condividere alcune riflessioni con tutti coloro che, fino ad ora, hanno letto soltanto le dichiarazioni, di singoli e di associazioni di varia natura, che si oppongono all’anniversario di El Alamein. Tra pochi giorni tutti i paracadutisti militari italiani, di ieri e di oggi, celebreranno il 70° anniversario della battaglia di El Alamein, ricorrenza nella quale si festeggia anche la Specialità dei paracadutisti.

Talvolta qualcuno “non dell’ambiente” rimane un po’ perplesso sul fatto che si possa ”celebrare una sconfitta” con tanto entusiasmo. In particolar modo un evento bellico in cui trovarono la morte migliaia di giovani italiani, oltre ai soldati di diverse altre nazionalità su entrambe i fronti dello schieramento. Periodicamente qualcuno paventa anche l’ipotesi che sia in atto un subdolo tentativo revisionista di rivalutare le scelte politiche dell’epoca o di edulcorare una carneficina sbandierando presunti valori nostalgici.

Nel cuore di un paracadutista, giovane o vecchio che sia, nulla è più distante dalla realtà!

L’analisi della scelta di celebrare questa ricorrenza non è certo tra le più semplici, anche a distanza di tanti decenni da quei fatti. Diventa quindi fondamentale scegliere da dove partire per affrontare questo argomento. Vi sono vari modi per approcciare con serietà un argomento così controverso, tuttavia ritengo che uno dei più assennati sia quello del sempre equilibrato Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Nel discorso che tenne proprio ad El Alamein nel 2008 il Presidente Napolitano disse: « … per rendere omaggio alle alte virtù morali e alle straordinarie doti di coraggio di cui decine e decine di migliaia di uomini diedero qui incontestabile prova. Tutti furono guidati dal sentimento nazionale e dall’amor di patria, per diverse e non comparabili che fossero le ragioni invocate dai governi che si contrapponevano su tutti i fronti del secondo conflitto mondiale. …

A mio parere proprio da questa frase può partire una serena e veritiera analisi sul “perché festeggiare El Alamein”. Sicuramente nessuno ha la benché minima intenzione di festeggiare la “scelta” politico/strategica di quello che era il governo dell’epoca. Questo, nel nostro caso, anche nella amara considerazione che quei giovani su ambo i fronti, che si batterono in Nord Africa in quei giorni di fine ottobre del ’42, non ebbero purtroppo “nessuna possibilità di scelta”.

Neppure si vuole festeggiare “la guerra”, poiché e’ indubbio che quest’ultima sia un’autentica “rovina” che nessuno vuole; tantomeno i militari che devono lasciare le loro famiglie e mettere a repentaglio la loro vita.

E’ indubbio quindi che “le rovine non si festeggino”. El Alamein tuttavia può sicuramente essere ricordata come la festa di quelle “straordinarie doti di coraggio” e quel “sentimento nazionale” di cui ha parlato il Presidente della Repubblica.

Non si tratta, con la celebrazione di questa ricorrenza, di affermare che “la ragion di stato” o “il nazionalismo” valgano più della vita dei singoli soldati. Anzi, semmai si tratta di ricordare proprio quei singoli, con i loro singoli atti di coraggio e sacrificio.

Non si tratta neppure, come qualcuno in questi giorni ha affermato, di “sdoganare” le Missioni di Pace a cui partecipano i nostri militari. Infatti le Missioni di Pace sono chiaramente indicate proprio nell’Art. 11 della costituzione, se chi lo legge non si ferma al primo punto e virgola ma continua fino al termine del capoverso. Oggi a mio avviso si tratta di ricordare a tutti, soprattutto ai nostri figli, lo spirito e il sentimento di quei singoli uomini impegnati nella battaglia di El Alamein. Uno spirito inteso anche come la viscerale voglia di non cedere e di non arrendersi …. di vivere e sopravvivere!

Ritengo che ai giorni nostri per un giovane sia importante capire che uno spirito come questo può fare la differenza … anche nell’avversità o di fronte ad una certa ed inevitabile sconfitta! Questo spirito … così vivo! … di quei giovani italiani che inchiodarono per giorni l’incredibilmente più equipaggiata e potente armata di Montgomery, non soltanto è lecito ricordare, ma DEVE essere ricordato.

Per quanto riguarda poi un altro aspetto delle polemiche di questi ultimi giorni, tengo a sottolineare che l’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia è una Associazione d’Arma riconosciuta con decreto del Presidente della Repubblica. L’Associazione osserva inequivocabilmente il proprio dettame statutario, il quale tra l’altro indica che la stessa è “apartitica, fedele alla Patria e mantiene vincoli di solidale collaborazione con le Forze Armate della Repubblica esaltando l’opera di difesa della Patria e di servizio della pace”.

Ciò detto, l’ANPd’I non necessita di alcun riconoscimento di democraticità e di fedeltà alla Repubblica da chicchessia; per essa, oltre al suo statuto e al suo comportamento, sono a testimonianza le decine di sezioni intitolate ai paracadutisti decorati di medaglia d’Oro e d’Argento della Guerra di Liberazione. I suoi veterani ancora in vita saranno presenti, insieme ai veterani della battaglia di El Alamein, come tutti gli anni alle celebrazioni del 27 ottobre P.V.

Tuttavia nella remota eventualità che alcuni “nostalgici” estranei all’associazione possano approfittare dell’occasione, la Presidenza Nazionale già da diversi anni invia apposite circolari ai propri Presidenti di Sezione. In queste Circolari si dispone che si vigili su ciò che accade e che eventualmente si isolino, nel caso segnalandoli alle Forze dell’Ordine, persone che nulla hanno a che vedere con noi e che pongano in atto atteggiamenti non consoni allo spirito della cerimonia sopra enunciato.

Nel rispetto di chi democraticamente dissente da quello che rappresentano le Associazioni d’Arma di questa Repubblica, credo che sia profondamente ingiusto ed ingeneroso citare frasi scritte da privati cittadini su alcuni social network attribuendoli alla nostra Associazione. Questo nel malcelato e maldestro tentativo di avallare insostenibili tesi volte a screditare l’Associazione d’Arma che io rappresento.

L’ANPd’I si dissocia fermamente, e si dispiace, dal clima di contrapposizione che qualcuno cerca di creare intorno a questa celebrazione.

A scopo di chiarezza si rammenta, come già fatto anche dall’amministrazione comunale di Pisa, che le celebrazioni sono organizzate dalla Brigata Paracadutisti “Folgore” e non dall’ANPd’I, che si onora di essere un privilegiato ospite. L’ANPd’I invita comunque tutta la cittadinanza di Pisa ad intervenire alle cerimonie del 27 ottobre, anche per rendersi conto di persona di quanto appena affermato.

Chiudo in ultimo questa mia lettera aperta rammentando a tutti i pisani che le tre importanti Caserme che insistono sul loro territorio, che fino a poco tempo fa ospitavano solo reparti di paracadutisti, sono intitolate a tre medaglie d’oro al valor militare. Guarda caso tutte e tre queste medaglie sono concesse, purtroppo alla memoria, per eventi relativi alla Guerra di Liberazione. Al Tenente Colonnello Alberto Bechi Luserna, già decorato ad El Alamein e caduto immediatamente dopo l’8 settembre, è intitolata quella sull’Aurelia; al Maggiore Giampaolo Gamerra, ucciso dai tedeschi nei pressi di Pisa il giorno dopo l’armistizio, è intitolata quella di Via di Gello; al Generale Vito Artale, trucidato alle Fosse Ardeatine, è dedicata la Caserma in via Derna.

 

A tutti Voi buon Anniversario di El Alamein.

 

Giovanni Fantini